NARNI SOTTERRANEA – NON LA DIMENTICHERETE

Come si fa a trasformare in parole un’emozione? Narni, un piccolo paese con una favola meravigliosa. Ve la voglio raccontare…

San Domenico

San Domenico

– “C’era una volta…”                                                                                                                                     – “un convento…”                                                                                                                                             Diranno subito i miei “piccoli” lettori!!!  No ragazzi avete sbagliato..                                                           –  “C’era una volta una cattedrale..”                                                                                                            E non era una cattedrale qualsiasi, era un’imponente chiesa, costruita (si dice) su un tempio di epoca romana dedicato addirittura alla dea Minerva. Prima chiesa dedicata alla Madonna!! Mica una chiesa qualsiasi eh. Da qui il nome Santa Maria Maggiore. Questa grande chiesa fu consacrata nel 1148 da un papa che si chiamava Eugenio III, ma dato che a noi le cose semplici non ci piacciono, per una serie di “eventi”, nel 1303  fu data in mano a dei frati domenicani, che proprio dei santi uomini all’epoca non erano (oggi possiamo dirlo). Infatti, guarda caso, proprio nel periodo della santa inquisizione i frati domenicani avevano l’ egemonia in Europa riguardo processi e condanne.                                                                                                  Insomma, per farla breve, questi frati si “piazzarono” in questa cattedrale, gli cambiarono subito nome in onore del loro fondatore, e ci ritroviamo questa enorme chiesa di San Domenico.                                                                                                                                           Deve essergli proprio piaciuto stare a Narni a questi frati, perché ci restarono fino al 1867, quando finalmente con la formazione dello stato laico gliela tolsero e il convento fu soppresso. Certo non fece una bella fine ai quei tempi. Considerate che i francesi la usarono come magazzini e come stalle per i cavalli. Risultato? Fu sconsacrata.

Diciamo che la fortuna non è stata proprio dalla parte di questa cattedrale all’epoca, e durante la seconda guerra mondiale Narni fu bombardata e una parte del convento venne distrutto. Che peccato!                                                                                                                                              Questo ha fatto si che, anni dopo, durante la ricostruzione, potessero essere create nuove abitazioni e proprio su quel lato distrutto del convento furono realizzate delle “case popolari”!!!!! Buffo no?

A questo punto la storia sembrerebbe essere arrivata a un bel ” … e vissero felici e contenti”.. e invece no!!!!! Qui arriva il bello.

I ragazzi di Narni

I ragazzi speleologi

Era verso la fine degli anni ’70 quando un gruppetto di ragazzini annoiati dalla vita di paese partecipano ad un piccolo corso di speleologia per ragazzi, un’idea per trascorrere un’estate alternativa. Immagino che Narni, per quanto sia bellissima, non sia il massimo per un adolescente durante le vacanze estive.

Fu proprio la voglia di scoprire cose nuove che spinse Roberto e i suoi amici a proseguire quello che avevano iniziato per gioco: la speleologia. Provate ad immaginarveli questi ragazzini. A Narni, adolescenti e con quattro nozioni di speleologia acquisite per caso l’estate prima. Si sentivano degli archeologi professionisti.                                                                                           La curiosità, li spinse a calarsi con una corda in una rupe proprio alle spalle del vecchio convento distrutto. Dovete sapere che  questa chiesa si affaccia su questa vallata, una parte ancora non ricostruita (che appunto creava la rupe), sotto c’erano terreni abbandonati e poco più avanti l’ammasso delle nuove costruzioni. Non doveva essere un bello spettacolo. Forse fu proprio l’atmosfera di “abbandono” che spinse i ragazzini a calarsi li, forse credevano che nessuno potesse vederli in un luogo così isolato. Ma il destino riserva sempre delle sorprese. Scivolarono su un terreno morbido, un bel campetto di insalata e pomodori, provocando l’ira del signor Ernani Proietti, un vecchietto che aveva deciso abusivamente di farsi un orticello proprio su quel pezzetto di terra abbandonata.

Ernani Proietti

Ernani Proietti

Che fece Ernani davanti a quei ragazzacci spericolati?? Li sgridò, si arrabbiò e provò a cacciarli, ma loro con la spavalderia che hai solo a quell’età confidarono ad Ernani che erano speleologi (fanaticiiiiii) e stavano cercando un tesoro e che se lui gli avesse confidato l’esistenza di qualche passaggio per continuare a calarsi sotto terra, avrebbero potuto dividerlo con lui. A Ernani quei 5 ragazzini tutti sporchi e maldestri fecero tenerezza. Decise allora di far finta di essere loro complice, forse in fondo in fondo ci sperava che potessero trovare qualche anfora o qualche pezzo di terracotta da potersi rivendere. Ernani che in quell’orticello si era costruito una piccola baracca per gli attrezzi, confidò ai ragazzi che c’era un buco in alto su un muro al quale aveva appoggiato la sua baracca, dal quale sentiva uscire dell’aria, di conseguenza dietro quel muro doveva esserci un passaggio.

Capiraiiiii, i ragazzi non aspettavano altro. Ispezionarono quel buco e tornarono li il giorno dopo con quattro attrezzi di fortuna.  Riuscirono a creare un piccolo varco.

narni sotterranea

La prima stanza in cui entrarono

Incredibile, appena scavalcarono si ritrovarono all’interno di un’ampia stanza,  si guardarono intorno, la volta in fonda alla parete, dei dipinti sui muri sbiaditi dal tempo,  erano all’interno di una piccola chiesa. Forse non si resero subito conto dell’importanza del luogo, ma era evidente che avevano trovato qualcosa di più grande di loro. L’entusiasmo a quel punto era a mille, i ragazzi erano gasatissimi. Girando e rigirando in quell’ammasso di macerie e pitture indefinite, notarono che uno dei muri era interrotto da qualcosa che doveva essere stata una porta in passato. E secondo voi potevano fermarsi li? Seeee, la curiosità e l’incoscienza a quel punto la fecero da padrone ed erano intenzionati a non fermarsi, ma incontrarono il primo problema quando provarono a tirare giù quel muro di pietre che si era formato. Quei poveri ragazzini non erano assolutamente attrezzati per un’impresa del genere, era impossibile tirare giù quel muro con un piccone e una corda. Sicuramente erano sprovveduti in quel momento, ma erano determinati e parecchio svegli, tanto che il loro primo pensiero fu aggirare l’ostacolo e provare ad accedere da un altro passaggio. Cosa c’era in linea d’aria dietro quel muro?                                                                        Ma si certo, c’erano delle case. Li dietro ci abitava qualcuno. Era la casa di Rosita, siii Rosita “lei ci farà passare”, pensano. Eh si, questo deve essere l’aspetto positivo del crescere in un paese piccolo e conoscerne tutti gli abitanti. Rosita certo che conosceva i ragazzi,  certo che li fece passare, ma non aveva idea (e non ne ha ancora, forse), di vivere in un luogo magico. Li fece entrare in giardino e mostrò loro quella stanza di cui le avevano parlato i ragazzi. Sapete Rosita cosa ci aveva fatto con quella stanza?? Una cantina!!!!! Si la sua cantina. Che ne poteva sapere che quel buco nella roccia  nel suo giardino in realtà era un passaggio fondamentale della storia del medioevo? Lei ci teneva gli attrezzi, i prosciutti e tutto ciò che doveva stare al fresco. Entrare in quella cantina diede ai ragazzi la possibilità di vedere cosa c’era aldilà del muro che avevano visto nella chiesa. Non  raccontarono nulla alla signora di Narni e neanche a tutti gli altri abitanti, perché proprio li si resero conto che forse qualcosa lo avevano trovato veramente. Si resero conto dell’esistenza di un altro passaggio, ma sempre murato.

E ora? Come si fa a rompere questo muro senza far arrabbiare Rosita?? I ragazzi erano davvero emozionati davanti a questo progetto non volevano rinunciare ad andare avanti, serviva un’idea. Era maggio, e a maggio a Narni, c’è la famosa “corsa all’anello“, evento che trascina in piazza tutti gli abitanti. Nessun narnese resta in casa quel giorno. Quindi neanche Rosita. Era il giorno perfetto.

Armati di attrezzi sempre poco professionali riescono ad aprirsi il varco che avevano adocchiato nella cantina e a quel punto davanti ai loro occhi si aprì un mondo. Avevano davvero scoperto qualcosa di importante. Erano molto giovani e forse anche poco preparati, non ebbero subito la percezione di ciò che avevano per le mani, ma erano sicuri di aver scoperto qualcosa.

U

cisterna

Un piccolo e stretto corridoio li condusse in una stanza più ampia con una grande cisterna romana.

La loro attenzione fu distolta quasi subito da un altro piccolissimo e buio passaggio. Un piccolo corridoio che in un secondo li condusse in una stanza diversa dalle altre.

il corridoio

il corridoio

Una stanza particolarmente cupa. Non potevano certo sapere dove si trovavano esatamente, ma questo è quello che videro: un’ampia stanza con una piccola porticina su una parete, oltre la porta una stanza piccolissima ricoperta da graffiti e una piccolissima finestra in alto. Una cella.                

Stanza del tormento

Stanza del tormento

Si trovavano all’interno di un tribunale delle inquisizioni. Scoprirono in seguito di essere nella  “stanza dei tormenti”. All’epoca Roberto e i suoi amici non sapevano molto sull’inquisizione e sul significato che potesse avere quella camera e la loro attenzione fu catturata maggiormente dalla cella. I graffiti. Le pareti erano piene di simboli, nomi e date. Un nome era ricorrente su quei muri. Andrea Lombardini.

“E adesso? Che facciamo con tutto questo?” Fu proprio questa la prima domanda che si posero i ragazzi. Corsero a riferire la loro scoperta, prima ai genitori, come farebbe qualsiasi ragazzino, poi a tutta Narni. Gli credettero? Ovviamente No. I ragazzi furono considerati dei vandali per aver “scritto su dei muri nei sotterranei di una chiesa” e l’idea della scoperta pian piano abbandonò i ragazzi. La loro vita continuò come se nulla fosse mai accaduto. Roberto divenne geometra e trovò lavoro presso il comune di Narni. Fu solo molti anni dopo, all’incirca negli anni ’90 che Roberto ricevette una telefonata. “Forse quel giorno avete trovato qualcosa, abbiamo trovato le prove che a Narni ci fu un tribunale delle inquisizioni”. Da quel momento la vita di Roberto Nini, cambiò drasticamente e decise di dedicarsi totalmente a ciò in cui aveva creduto da sempre. Con l’aiuto di volontari e amici ripulirono quei sotterranei cercarono dei contatti presso il Vaticano  per avallare la loro teoria e confermare le prove che avevano. Due membri dell’archivio Vaticano finalmente un giorno si decisero ad andare a vedere ciò che lui descriveva con così tanta insistenza.

E vissero felici e contenti….

Nel 1994 è nata la NARNI SOTTERRANEA che ci ha regalato questa bellissima favola. La storia però non è finita…. ma non ve lo racconterò il seguito. Andare per credere. Andate a Narni, scendete quelle scalette, ascoltate dal vivo questo racconto e aprite il cuore. Il resto lo farà Roberto Nini e i suoi amici.

Lo so questo racconto è lunghissimo ed è contro ogni regola scrivere un articolo così lungo, ma se sei arrivato fin qui vuol dire che valeva davvero la pena rischiare.

CONDIVIDI QUESTA STORIA SE TI È PIACIUTA

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *